Ultimamente faccio sogni strani, da tempo immemore che non mi capitava, dico così perchè svariate volte mi è capitato di fare i cosiddetti “sogni lucidi” per capire di cosa parlo, andate in un motore di ricerca e scrivete appunto “fare un sogno lucido”, questa tipologia è abbastanza inquietante perchè ti rimane impressa sotto tutti i punti di vista e chi lo fa ricorda perfettamente sia il sogno, che i volti (che nei sogni di solito non si vedono oppure piu semplicemente tendiamo a dimenticare subito) e i dialoghi.
Gli ultimi che ho fatto … nemmeno sto a descriverli perchè faccio fatica a credere che realmente posso averli fatti, credo che sia più che altro la non accettazione e ammissione, quindi evito di descriverli. Tranne questo.
Da premettere che quando mi sono svegliato nel cuore della notte mentre pioviginava esco di casa e inizio a camminare senza meta, ma puntualmente mi ritrovo a fare sempre il solito percorso per poi a 3/4 del tragitto rinvenirmi e rimproverarmi da solo pensando ad alta voce a cosa stia facendo. Roba da matti..
Probabilmente sono solo arrabbiato con me stesso ed ho davvero qualcosa che non va, inutile che stia a pensarci perchè anche se lo scoprissi qualcosa continuerebbe sempre a non andare come penso. Ho una visione chiara di quello che era stato e cosa invece realmente era. I dubbi me lo sono levati a suo tempo scoprendo che un dubbio era una vera e propria certezza, fino a prova contraria, e la prova contraria della mia interpretazione non c’è mai stata perchè probabilmente era davvero una certezza.
Premesso ciò…
Le tenebre erano un manto vellutato, costellato di stelle che pulsavano come ferite aperte nel tessuto del cielo.
Mi trovavo in un luogo che non riconoscevo, eppure mi era stranamente familiare. Era un sogno, lo sapevo, ma di quelli che si annidano sotto la pelle, più reali della veglia stessa.
Mi muovevo in una foresta incantata, dove gli alberi avevano rami contorti, le foglie sussurravano segreti in una lingua dimenticata. La luce lunare filtrava attraverso il fogliame, creando giochi d’ombra danzanti sul sentiero. Ogni passo era accompagnato dal fruscio di erbe luminescenti, che si accendevano e spegnevano come piccole lucciole intrappolate nel terreno.
Il mio cuore era un’eco solitaria, che batteva in un ritmo lento. Era un cuore di cristallo infranto, i cui frammenti brillavano di una luce fioca. La sua assenza era un’ombra che mi seguiva, un brivido freddo che mi percorreva la schiena. E mentre la mia anima, un’eterea figura di fumo azzurro, si librava sopra di me, tendendo le mani verso l’ignoto, il mio cervello, un globo pulsante di luce dorata, cercava di ancorarmi alla realtà.
Il mio cervello, con la sua logica adamantina, mi mostrava immagini di libri polverosi e pergamene antiche, scritte con formule complesse e verità inconfutabili. Mi diceva che questo dolore era una reazione chimica, un insieme di neurotrasmettitori impazziti. Mi sussurrava che era solo un sogno, una fantasia, e che presto mi sarei svegliato in un letto. Era il guardiano della ragione, il baluardo contro l’abisso delle emozioni.
La mia anima, invece, si rifiutava di ascoltare. Fluttuava tra gli alberi, attirata da un canto lontano, una melodia struggente che sembrava provenire da un’arpa fatta di raggi di luna. Si ricordava dei suoi occhi, due pozzi di inchiostro che riflettevano le stelle, del suo sorriso, un raggio di luna in un giorno di pioggia. Mi implorava di seguirla, di lasciarmi andare a quella melodia, a quella speranza irrazionale che lei potesse essere lì, da qualche parte, in quella foresta incantata. Era la custode dei ricordi, la voce del desiderio più profondo.
Ho continuato a camminare, con l’anima che mi tirava in una direzione e il cervello che mi spingeva nell’altra. Ho attraversato un ruscello le cui acque luccicavano d’argento, e ho visto pesci con scaglie iridescenti nuotare tra ninfee di cristallo. Sono arrivato a una radura dove un albero, con rami che toccavano il cielo, emanava una luce soffusa. Alla sua base, seduta su un trono di muschio e felci, c’era una figura velata.
Era una donna, con lunghi capelli che le scendevano come una cascata. Il suo volto era celato da un velo trasparente, ma i suoi occhi brillavano di una luce intensa, che mi trafiggeva l’anima sentivo una connessione, un’empatia profonda che andava oltre il sogno.
La figura velata mi ha teso una mano, e in essa c’era un fiore di loto, le cui foglie erano fatte di lacrime di luna. “Non cercare di capire il tuo dolore,” ha sussurrato la sua voce, un suono dolce come il vento tra le foglie. “Lascia che sia. È parte di te, come le stelle sono parte della notte.”
Ho preso il fiore, e ho sentito una strana pace invadermi. Il mio cervello ha smesso di gridare, e la mia anima ha smesso di piangere. Per un istante, in quel sogno notturno e fantastico, ho sentito un’armonia tra le mie due metà.
Poi, un bagliore di luce ha squarciato le tenebre, e mi sono svegliato. Il fiore di loto non era più nella mia mano, ma il suo profumo, dolce e amaro, era ancora nell’aria.
l fiore di loto simboleggia la purezza, la rinascita, la crescita spirituale e la capacità di superare le avversità
Non ho più ripreso sonno e nemmeno ho capito il senso… ma non credo sia un buon auspicio in questo momento.
C’est la vie

