E vidi ancora una volta scendere quella pioggia incessantemente. Il sussurro delle gocce. I miei pensieri erano tutti li.
Il caffè si è raffreddato sulla tavola, ma non ho il coraggio di svuotarlo nel lavandino. È l’ultimo gesto rimasto a metà, un piccolo monumento scuro dentro una tazzina sbeccata.
Dicono che le persone muoiano due volte: la prima quando smettono di respirare, la seconda quando il loro nome viene pronunciato per l’ultima volta.
L’eco nelle piccole cose
Non sono le grandi ricorrenze a fare male. È il modo in cui la luce della notte taglia la strada, proprio in quel punto dove mi fermavo. Quella luce non è più la stessa ora riflette solo il vuoto alle mie spalle, e io continuo a passarci davanti di fretta, come se non guardando potessi ignorare che l’immagine che cercavo non esiste più, non abita più lì.
Mi mancano i rumori. Quelli che un tempo che ora non c’è più.
- Il fastidioso rumore della macchina mentre nella notte parcheggiavo.
- Il fastidioso fruscio del vento nelle giornate più cupe cariche di temporale che si apprestava a venire appena il vento smetteva..
- La dolcezza di quella risata improvvisa che scoppiava come un temporale estivo, capace di lavare via ogni mia preoccupazione.
Oggi darei tutto quello che possiedo per un solo minuto di quel “fastidio” e di quella “dolcezza”. Per sentire ancora la chiave che gira nella toppa e sapere che nel rumore del motore che si accende, tra un istante, l’aria cambierà densità perché ci sei tu.
La geografia del vuoto
Ho provato a spostare le sue cose. Ho preso quel libro che mi ha regalato e letto ma ho sempre lasciato sul comodino con l’orecchia alla pagina 449. L’ho tenuto in mano per un’ora, cercando di capire cosa stessi pensando in quel momento, quale parola ti avesse colpito prima di consegnarmelo e perchè quel bigliettino era li, prima che il sonno arrivi e lui o il destino ti porti via nuovamente via dai miei pensieri. Nonostante tutto non sono riuscito a chiuderlo. È ancora lì, aperto, come una ferita che non vuole rimarginarsi.
Mi sento come un astronauta rimasto senza ossigeno, che guarda la Terra da lontano. Il mondo fuori continua a girare: la gente corre, ride, si arrabbia per il traffico. Io vorrei fermarli tutti, prenderli per le spalle e urlare: “Ma non lo vedete che manca un pezzo di mondo? Non sentite come suona stonato il vento oggi?”
“L’amore non svanisce con la morte, cambia solo stato. Diventa un peso invisibile sul petto che ti insegna a camminare più piano, a guardare meglio, a ricordare tutto.”
Una promessa al buio
Stasera non accenderò la luce in camera. Resterò seduto al buio a guardare la sagoma della porta. So che non apparirai. Quando passerò vicino alle zone dove abiti mi fermerò a osservare lo scorcio di strada che in lontananza diventa sempre più piccolo e quei lampioni non rifletteranno più la tua ombra quando sembra che arrivi dal nulla come una fata. So che non sentirò la tua testa poggiarsi sulla mia spalla, quel tocco leggero che diceva “va tutto bene” senza bisogno di fiato.
Ma resterò qui lo stesso. Perché finché io ti ricordo, finché questo dolore brucia così forte da togliermi il respiro, tu sei ancora qui. Sei nel sussurro del vento che non è ancora svanito del tutto, sei nel riflesso dei vetri, sei nel mio modo di sorridere quando vedo qualcosa che ti sarebbe piaciuto.
Non te ne sei andata davvero. Ti sei solo nascosta tra le pieghe della mia anima. E io passerò il resto dei miei giorni a cercarti in ogni raggio di luna, in ogni battito di ciglia, finché non ci ritroveremo in quel silenzio dove non servono più parole.
Perchè mi sta prendendo questa assurda nostalgia ..

