
Pochi giorni fa, il cielo si è trasformato in uno spettacolo di luci e suoni.
Tutto è iniziato con un silenzio innaturale, la quiete prima della tempesta, all’improvviso, un lampo ha squarciato l’oscurità, seguito da un altro, e un altro ancora, sembrava che l’universo stesso stesse scattando fotografie a raffica, vedevo questi lampi susseguirsi a un ritmo frenetico, illuminando il cielo come se fosse giorno, pochi secondi dopo, un boato profondo ha scosso l’aria. Il tuono non era un semplice rumore, ma una vibrazione che si propagava fin dentro le ossa. Il rombo era incessante, un’eco che rimbombava tra le nuvole. Poi ha iniziato a piovere, un’acqua sottile che si è rapidamente trasformata in un diluvio e nel mentre osservavo la pioggia scendere a secchiate, il rumore del suo impatto era talmente forte da coprire quasi ogni altro suono.
Il vento ululava e le gocce picchiavano contro i vetri con una violenza inaudita ed ho sentito un impulso irrefrenabile di uscire, indossai una fruit e un paio di pantaloncini precipitandomi in giardino. In pochi secondi, sono stato completamente inzuppato, il tessuto si è fatto come una seconda pelle, sottile, aderente, le gocce l’hanno scurita, creando macchie più profonde dove si è attaccata la mia pelle, i pantaloncini, anch’essi fradici, hanno ceduto alla gravità, si sono appesantiti, le pieghe sciolte si sono attaccate alle mie cosce, delineandone ogni muscolo e curva. Un brivido freddo si è insinuato lungo la mia pelle, il contatto umido e avvolgente mi ha fatto sentire come se fossi stato fuso con la pioggia stessa.
Alzato il viso verso il cielo, le gocce mi cadevano in faccia e mi scivolavano lungo il collo, nonostante fossi bagnato fradicio, non sentivo il freddo, ma solo una gioia inarrestabile. Ho iniziato a ridere, una risata che si è unita al rumore della pioggia e del tuono, mi sono sentito parte di quella forza scatenata della natura, un piccolo punto felice in mezzo al diluvio.
Quella sera, il mio giardino non era solo uno spazio verde, ma un palcoscenico per un’emozione indimenticabile, un luogo stupendo al di fuori dal mondo.
La fortezza della mia solitudine.
Presi e tornai in casa in direzione del bagno, aprendo il box doccia entrai dentro così come ero, iniziai a spogliarmi lasciando li i vestiti, lasciando che l’acqua mi attarversasse. Il vapore in breve tempo invase tutto, e mi diressi verso il letto buttandomi come se fosse un tuffo, una rinascita, leggero, libero, curioso.
Ogni tanto ci ripenso..
La libertà della propria solitudine, non si può equiparare a niente.
Vorrei avere più ispirazione per scrivere questo commento. La solitudine è anche libertà e questo momento che hai descritto mi ricorda la sensazione di essere con sé stessi, di essere “dentro di sé”, come se ci si abbracciasse. Ho percepito questo sentimento nelle tue parole e, se non ho mal-interpretato, sono contento che tu abbia sperimentato quest’emozione così profonda.